Il fatturato è insoddisfacente, H&M chiude e lascia a casa i dipendenti

C’è anche il negozio di Mestre tra quelli che H&M ha deciso di chiudere con il conseguente licenziamento di 90 persone tra Milano, Mestre e Cremona. A renderlo noto sono i sindacati, che hanno dichiarato lo stato di agitazione a livello nazionale.

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E che annunciano per domani una assemblea nei tre negozi torinesi «per informarsi e organizzare le azioni di protesta contro la prima procedura di licenziamento collettivo aperta dall’azienda». H&M ha motivato la decisione di chiudere quattro punti vendita per i «fatturati insoddisfacenti». «Un’azienda in crescita, che apre nuovi negozi – ribatte la Filcams Cgil di Torino in una nota – deve salvaguardare i posti di lavoro, non licenziare. Assume continuamente ragazzi giovani con contratti a chiamata e a tempo determinato, lasciando nella precarietà i nuovi assunti».

“Sono stata violentata da ragazza”. Loredana Bertè, confessione choc a Domenica Live

“Sono stata violentata. Avevo 16/17 anni”.
Loredana Bertè sceglie lo studio di Domenica Live per raccontare il dramma della violenza subita da ragazza.
“Ero l’unica ancora vergine nel mio gruppo di amiche. Facevamo le serate a Milano. Loro mi dicevano che era ora che trovassi la persona giusta.

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A Torino, c’era questo signore, un ragazzo, molto gentile. Per un mese mi ha mandato grandi mazzi di rose in camerino. Le amiche mi dicevano: è quello giusto. Mi sono detta che era arrivato il momento, mi sono fidata delle parole delle mie amiche. Così una sera ho deciso di cedere”:
La serata romantica si trasforma rapidamente in un incubo.
“Pensavo saremmo andati a casa sua, invece, mi ha portata in uno squallido bilocale. Era un uomo che aveva la Ferrari. Appena ha chiuso la porta alle nostre spalle, ho sentito un brivido, mi è preso un colpo. Volevo andare via. Lui mi ha presa a calci a pugni. Mi ha violentata. Mi ha strappato i vestiti. Io però sono riuscita a scappare. Non so come, sarà stata la forza della disperazione. Mi sono buttata in strada. Ero piena di sangue. Mi ha salvato un tassista. Mi ha portata in pronto soccorso. Ho odiato le mie amiche. Non lo potevo neppure dire a mia madre, altrimenti mi avrebbe picchiata anche lei. Dopo, non ho voluto più vedere un uomo per tre/quattro anni”.
Difficile la situazione familiare di Loredana Bertè.
“A mia madre non gliene fregava nulla, le interessavano solo i soldi. Mio padre mi ha picchiata perché quando è morta mia sorella gli ho detto: ‘Figlio di puttana che cosa hai fatto a Mimì?’. Picchiava mia sorella, mia madre, tutti. L’abbiamo vista tutti Mia dentro la bara. Era piena di lividi”.

Selvaggia Lucarelli, foto rubate ai vip: chiesto un anno di reclusione

Una serie di «evidenze tecniche, non scalfite dai consulenti di parte, oltre a una serie di sms e mail» provano il furto, allo scopo di venderle, delle foto scattate nel 2010 alla festa per il 32esimo compleanno di Elisabetta Canalis nella villa comasca di George Clooney.

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Lo ha spiegato il pm di Milano Grazia Colacicco, che oggi, al termine della requisitoria, ha chiesto che i blogger Gianluca Neri, Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini, accusati di avere rubato segreti e immagini a personaggi dello spettacolo attraverso presunti accessi abusivi nei loro account di posta elettronica, vengano condannati, rispettivamente, a un anno e due mesi, a un anno, e a dieci mesi di reclusione.
L’inchiesta era nata dalla denuncia di sottrazione di un set di immagini – scattate quasi 7 anni fa alla festa per i 32 anni dell’ex fidanzata di Clooney – presentata da Felice Rusconi, marito della showgirl Federica Fontana. Foto che, secondo l’accusa, sarebbero state sottratte in modo fraudolento per tentare di essere poi rivendute, alla cifra di 120 mila euro, al settimanale ‘Chì. Secondo il pm, mentre Soncini era coinvolta «dal punto di vista morale, ma senza il dolo specifico», sia Lucarelli sia Neri hanno partecipato «attivamente» alla tentata vendita delle foto. In particolare il ruolo di Neri, noto blogger conosciuto come ‘Macchianerà, secondo Colacicco, è stato «predominante dal punto di vista tecnico, nonostante non ci sia la pistola fumante, ovvero la prova forense del suo accesso all’account di Federica Fontana».
Gli avvocati Marco Tullio Giordano e Giuseppe Vaciago, legali delle parti civili Federica Fontana ed Elisabetta Canalis, hanno chiesto una provvisionale di diecimila euro per il risarcimento dei danni. L’udienza è stata rinviata al 27 marzo per gli interventi delle difese.

Expo, indagato il sindaco di Milano Beppe Sala: “Mi autosospendo”

ll sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ex ad di Expo, risulta indagato nell’inchiesta sulla Piastra dei servizì dalla procura generale di Milano. Da una richiesta di proroga indagini, era emerso che la procura generale, dopo aver avocato l’inchiesta alla procura, ha iscritto nuovi nomi nel registro degli indagati. Tra loro figura il primo cittadino milanese.

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«Apprendo da fonti giornalistiche che sarei iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco». Lo ha spiegato il sindaco di Milano Giuseppe Sala in una nota. «Determinazione – ha aggiunto – che formalizzerò domani mattina nelle mani del Prefetto di Milano».

Non è insomma soltanto ripartita ma ha anche già accelerato l’inchiesta milanese sulla cosiddetta Piastra dei servizì di Expo, l’appalto più rilevante dell’Esposizione universale. Indagine che avrebbe subito uno stop nel 2014 anche a causa dei contrasti al vertice della Procura. La Procura generale, infatti, dopo aver tolto di mano il fascicolo proprio ai pm, esercitando un potere previsto dalle norme, non solo ha chiesto di potere andare avanti negli accertamenti per altri 6 mesi ma ha anche iscritto nuovi nomi, rispetto ai cinque già noti, nel registro degli indagati.

È quanto risulta, infatti, dalla richiesta di proroga delle indagini avanzata nei giorni scorsi al gip Lucio Marcantonio dal sostituto pg di Milano Felice Isnardi. Nell’atto, notificato oggi dal giudice ad alcuni legali, il pg spiega che sono necessari ancora una serie di «approfondimenti» e ciò soprattutto alla luce del fatto che si è dovuto procedere a «nuove iscrizioni» e che sono necessarie ancora «audizioni». La Procura tempo fa aveva iscritto nel registro degli indagati cinque persone: gli ex manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo, l’ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque.

Già agli atti della prima inchiesta, tra l’altro, figurava anche un’annotazione della Gdf, già emersa anche in un altro procedimento due anni fa, nella quale gli investigatori parlavano di un «contesto di evidente illegalità» in relazione all’appalto per la Piastra. Gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria scrivevano all’epoca, tra le altre cose, anche che l’allora amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala, ora sindaco di Milano, il responsabile unico all’epoca del procedimento Carlo Chiesa e l’allora general manager Paris non avrebbero tenuto un comportamento «irreprensibile e lineare». Pur «con gradi di responsabilità diversi – chiariva la Gdf – attraverso le loro condotte fattive ed omissive hanno comunque contribuito a concretizzare la strategia volta a danneggiare indebitamente la Mantovani (impresa che vinse l’appalto con un ribasso di oltre il 40%, ndr) per tutelare e garantire, si ritiene, più che la società Expo 2015 Spa il loro personale ruolo all’interno della stessa». Sala, poi, come ha messo a verbale l’ex dg di Infrastrutture Lombarde spa Antonio Rognoni, avrebbe detto al manager che «non avevano tempo per potere» verificare la congruità dei «prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani» nel corso dell’esecuzione del contratto con l’inserimento di costi aggiuntivi, e «per verificare se l’offerta era anomala o meno».

L’indagine per turbativa d’asta e corruzione era scattata nel 2012 ed era soprattutto finita al centro dello scontro tra l’ormai ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’ex aggiunto Alfredo Robledo, il quale, su decisione del primo, nel 2014 era stato di fatto estromesso dagli interrogatori centralì dell’inchiesta. I pm nei mesi scorsi hanno deciso alla fine di chiedere l’archiviazione del fascicolo ma il gip Andrea Ghinetti, a fine ottobre, non ha accolto la richiesta, ha convocato le parti per la discussione della vicenda per poi decidere se archiviare o chiedere un supplemento di indagine o ordinare l’imputazione coatta. Nel frattempo, tuttavia, è intervenuta la Procura generale che ha avocato il fascicolo a sé e ha ottenuto un mese di tempo per nuove indagini, termine poi scaduto qualche giorno fa. Da qui la richiesta di proroga per indagare ancora.

Luca Zingaretti, rissa con i paparazzi a Milano mentre passeggia con la moglie Luisa Ranieri e le bimbe

Urla e spintoni tra l’attore Luca Zingaretti e alcuni paparazzi ieri a Milano. La rissa è avvenuta nella centralissima piazza Sempione a Milano. L’attore stava passeggiando con la moglie Luisa Ranieri e le sue due bimbe quando è stato accerchiato da una decina di fotografi.

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Nonostante l’invito ad allontanarsi i paparazzi hanno continuato ad accerchiarlo e quel punto è esplosa la furia. Secondo quanto riporta il sito Dagospia l’attore avrebbe inveito e aggredito fisicamente 4 paparazzi. Annunciando che le immagini e l’audio della rissa saranno pubblicati sul sito Real Paparazzi.

Aurora Ramazzotti, ritrovata l’auto rubata e scoperto un giro di furti

La polizia stradale di Piacenza ritrova l’auto che era stata rubata alla figlia del cantante Eros Ramazzotti, Aurora, e scopre un giro di veicoli rubati, contraffatti e poi rivenduti in tutta Italia, arrivando alla denuncia di 15 persone per i reati di riciclaggio, ricettazione, truffa, uso di atti falsi, distruzione di atti veri.

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Coinvolti anche un autosalone di Milano e un’agenzia di pratiche auto dell’hinterland milanese. La vettura da cui è scaturita l’indagine, è una mini car francese che era stata rubata nel gennaio del 2013 alla figlia del popolare cantante, intestatario della vettura al Pubblico registro automobilistico. I ladri l’avevano rubata davanti al liceo mentre Aurora Ramazzotti era a lezione in aula. Qualche mese dopo il furto, grazie alla segnalazione fatta alla Polstrada da un importatore di Piacenza, gli agenti hanno ritrovato la vettura che, nel frattempo, era stata reimmatricolata con un nuovo numero di targa e telaio, e rivenduta. Da lì è partita l’inchiesta.