Addio a Chris Cornell, voce dei Soundgarden. Famiglia sotto choc: “Morte improvvisa”

Chris Cornell, leader della band americana Soundgarden, è morto oggi all’età di 52 anni a Detroit, come ha confermato alla dpa il portavoce del musicista, Brian Bumbery. Restano ignote, al momento, le cause del decesso. La band si trovava nella città americana per una tappa del loro tour. Secondo quanto ha riferito il portavoce del cantante, la moglie di Cornell, Vicky, e la sua famiglia sono sconvolti dalla «morte improvvisa e inaspettata» di

Chris e sono in stretto contatto con il medico legale incaricato di stabilire la causa della morte. Cornell è stato uno dei fondatori del movimento grunge negli anni ’90. Tra le canzoni che hanno contribuito al successo della band si ricorda ‘Black Hole Sun’, brano del 1994.
UN’ICONA DEL ROCK Cornell, al secolo Christopher John Boyle, sale alla ribalta della scena rock mondiale grazie al ruolo di leader nei Soundgarden, uno dei principali gruppi musicali della scena grunge di Seattle con i quali raggiunge il successo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta.
La sua voce è caratterizzata da potenza ed estensione straordinarie. Nei Soundgarden partecipa al progetto Temple of the Dog che mette insieme membri dei Pearl Jam (Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament, Eddie Vedder) e dei Soundgarden (Cornell e Matt Cameron, in seguito batterista degli stessi Pearl Jam) per dare vita a un supergruppo che nel 1991 pubblica l’album omonimo Temple of the Dog in memoria del defunto cantante dei Mother Love Bone, Andrew Wood.
Nel 1996 partecipa all’ultimo concerto dei Ramones. Dopo lo scioglimento dei Soundgarden nel 1997, Cornell si dedica al suo primo album in veste di solista: nel 1999 esce Euphoria Morning. Successivamente prende parte ad alcuni progetti minori, fino a unirsi nel 2001 agli strumentisti dei Rage Against the Machine orfani del cantante Zack De La Rocha che aveva abbandonato la band nel 2000. Assieme a loro dà vita al gruppo degli Audioslave, pubblicando i tre album Audioslave (2002), Out of Exile (2003) e Revelations (2006). Esce dal gruppo per divergenze artistiche il 17 febbraio 2007 e gli Audioslave si sciolgono.

“Sono stata violentata da ragazza”. Loredana Bertè, confessione choc a Domenica Live

“Sono stata violentata. Avevo 16/17 anni”.
Loredana Bertè sceglie lo studio di Domenica Live per raccontare il dramma della violenza subita da ragazza.
“Ero l’unica ancora vergine nel mio gruppo di amiche. Facevamo le serate a Milano. Loro mi dicevano che era ora che trovassi la persona giusta.

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A Torino, c’era questo signore, un ragazzo, molto gentile. Per un mese mi ha mandato grandi mazzi di rose in camerino. Le amiche mi dicevano: è quello giusto. Mi sono detta che era arrivato il momento, mi sono fidata delle parole delle mie amiche. Così una sera ho deciso di cedere”:
La serata romantica si trasforma rapidamente in un incubo.
“Pensavo saremmo andati a casa sua, invece, mi ha portata in uno squallido bilocale. Era un uomo che aveva la Ferrari. Appena ha chiuso la porta alle nostre spalle, ho sentito un brivido, mi è preso un colpo. Volevo andare via. Lui mi ha presa a calci a pugni. Mi ha violentata. Mi ha strappato i vestiti. Io però sono riuscita a scappare. Non so come, sarà stata la forza della disperazione. Mi sono buttata in strada. Ero piena di sangue. Mi ha salvato un tassista. Mi ha portata in pronto soccorso. Ho odiato le mie amiche. Non lo potevo neppure dire a mia madre, altrimenti mi avrebbe picchiata anche lei. Dopo, non ho voluto più vedere un uomo per tre/quattro anni”.
Difficile la situazione familiare di Loredana Bertè.
“A mia madre non gliene fregava nulla, le interessavano solo i soldi. Mio padre mi ha picchiata perché quando è morta mia sorella gli ho detto: ‘Figlio di puttana che cosa hai fatto a Mimì?’. Picchiava mia sorella, mia madre, tutti. L’abbiamo vista tutti Mia dentro la bara. Era piena di lividi”.

Lady Gaga bandita dalla Cina, niente più viaggi e concerti: ecco perché

Lady Gaga è stata bandita dalla Cina e non per le sue performance, ma per aver scelto di incontrare un personaggio tanto osteggiato dal Partito Comunista. La cantante pop americana, che ha venduto più di 27 milioni di album, ha conosciuto il Dalai Lama finendo irrimediabilmente nella “black list” di Pechino . L’incontro con il leader spirituale tibetano è avvenuto in occasione della Conferenza americana dei sindaci che si è svolta ad Indianapolis e incentrata sui temi della compassione e della carità.

gaga-1000x600In un video di 19 minuti pubblicato sull’account Facebook della pop star, si vede la coppia che parla di questioni come la meditazione, la salute mentale e il modo per decontaminare l’umanità. L’incontro ha tuttavia suscitato la reazione furiosa di Pechino, che considera il Dalai Lama un “lupo in abiti da monaco” .
In esilio dal marzo 1959, il leader spirituale insiste nel dire che è semplicemente alla ricerca di una maggiore autonomia dei tibetani dal dominio cinese. Ma le autorità di Pechino lo considerano un separatista che cospira per dividere la regione himalayana dalla Cina al fine di stabilire un dominio teocratico.
Secondo quanto riporta il quotidiano di Hong Kong Apple Daily, a seguito dell’incontro il dipartimento di propaganda del Partito comunista ha diffuso “un’istruzione importante” che vieta tutto il repertorio di Lady Gaga nella Cina continentale. Mentre ai siti web cinesi e e a tutti i media è stato ordinato di fermare l’uploading e la distribuzione delle sue canzoni. Il dipartimento della Propaganda ha anche emesso l’ordine che le agenzie di stampa controllate dal partito, come la televisione di stato CCTV, i quotidiani popolare ed il Global Times, condannino l’incontro.
La Cina ha già vietato l’esibizione di diversi artisti e gruppi come Maroon 5, Bjork e Oasis dopo aver incontrato il Dalai Lama, aver parlato a favore suo o dell’indipendenza del Tibet. Dal canto suo Lady Gaga, che secondo alcuni sapeva come avrebbe reagito Pechino, non ha ancora commentato il divieto imposto dalle autorità cinesi.

Pier Silvio Berlusconi: “Amici, un prodotto nato in Italia grazie alla De Filippi. Ne siamo orgogliosi”

Il vice presidente di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, è intervenuto al Tg5 per complimentarsi con “Amici”, un patrimonio dell’azienda. “Amici non è un format internazionale, ma un prodotto nato in Italia grazie a Maria De Filippi che è stato il primo di questo genere, il talent, e che negli anni ha sfornato veramente tantissimi talenti – ha detto -. E’ tutto di altissimo livello, è un prodotto di cui siamo veramente orgogliosi”.

piersilvio.berlusconi.occhiali.2015.2016.538x358“Non è solo un grande spettacolo – ha continuato – perché tutto è di altissimo livello dalla scena, alle coreografie, a tutto ciò che il pubblico riesce a vedere, ma ha anche il merito di rimettere al centro dell’attenzione la musica e il talento in particolare. Quindi è un prodotto di cui siamo veramente orgogliosi”.
“Questa sera sarà una festa per Canale 5 – ha concluso -, una festa per tutti i ragazzi di Amici non solo per chi vincerà perché tutti hanno potuto inseguire il loro sogno e spero in una grandissima festa che la nostra televisione offre anche a tutto il nostro pubblico”.
In apertura della finalissima del talent Maria De Filippi ha ringraziato pubblicamente l’editore per le belle parole espresse.

Fedez lascia la Siae e passa a Soundreef: “Così sostengo la meritrocazia”

Il rapper Fedez lascia la Siae e si affida a Soundreef per la raccolta dei suoi diritti d’autore. In conferenza stampa a Milano l’annuncio del cantante che ha spiegato «voglio sostenere chi fa trasparenza e fa della meritrocazia un valore fondante». L’ad di Soundreef,

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Davide D’Atri, parla di «una scelta coraggiosa ma anche di innovazione dettata dalla voglia di cambiare il sistema che garantisce i più forti.» La decisione di Fedez riapre il dibattito sul monopolio Siae del diritto d’autore in Italia. Il 10 aprile scorso doveva essere recepita la direttiva europea Barnier che prevede l’apertura del mercato della raccolta e gestione del diritto d’autore anche ai privati. In segno di protesta Soundreef e più di 300 fra imprenditori e musicisti hanno consegnato una lettera al premier Matteo Renzi per chiedere la liberalizzazione e la fine del monopolio Siae.

Bruce Springsteen ricorda Prince: la cover di Purple Rain è da brivido

Un omaggio da togliere il fiato. Bruce Springsteen ha voluto ricordare il suo collega Prince con una cover da brivido della canzone più celebre del folletto di Minneapolis, “Purple rain”.

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Il Boss ha aperto il concerto a Brooklyn illuminato da una luce viola, e quando ha suonato i primi accordi del brano di Prince il pubblico è andato in visibilio. Una performance emozionante, che Springsteen ha concluso gridando nel microfono “Prince forever”.