I medici dichiarano la sua morte e la famiglia fa cremare il corpo, ma lei era ancora viva

Cremata dalla sua famiglia mentre era ancora viva a causa di un errore medico. Rachna Sisodia, 24 anni, è stata ricoverata per una grave infezione polmonare. Poco dopo essere arrivata all’ospedale di Uttar, nel Pradesh, al nord dell’India, è stata dichiarata morta.

Il marito e i familiari hanno così proceduto alla cremazione, ma poco dopo aver bruciato il corpo si è scoperto che in realtà la donna sarebbe stata ancora viva. Secondo quanto riporta Metro, Rachna avrebbe avuto una sindrome da distress respiratorio acuto. I familiari sono stati avvisati durante la cremazione e hanno immediatamente estratto il corpo, le successive analisi sul cadavere hanno dimostrato che la causa del decesso è dovuta al dolore dell’essere stata bruciata viva e non dall’infezione ai polmoni.
Ora sono in corso delle indagini per capire la responsabilità di quanto accaduto.

“La sua testa gigante non smette di crescere”, bimba di 4 mesi rischia la vita

La sua testa cresce a dismisura a causa di una rara malattia. Jaya Dalvi è una bimba indiana di 4 mesi nata con l’idrocefalia, una malattia che le causa un continuo accumulo di liquido all’interno del cranio.
Sin dalla nascita la sua testa era più grande della media e nel corso dei mesi è continuata a crescere fino a raggiungere i 71 centimetri di circonferenza, quando invece dovrebbero essere solo 38 considerando la sua età.

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Secondo quando riporta il Daily Mail la famiglia della bambina non può permettersi le cure mediche necessarie e questo potrebbe anche ucciderla. I bimbi con la malattia di Jaya, infatti, devono essere sottoposti a un delicato e tempestivo intervento. Il medico che ha visitato la piccola ha dichiarato: «Se non curata in tempo, la malattia progredisce molto rapidamente. I bambini di solito muoiono perché i loro tessuti cerebrali non sono in grado di adattarsi alla forte pressione. L’intervento deve essere effettuato da neurochirurghi pediatrici, ma non abbiamo le risorse per effettuare l’operazione nel nostro impianto statale».
La famiglia si è rivolta ai media per un aiuto e il padre ha lanciato un appello: «Chiedo a tutte le persone di buon cuore di aiutarmi a salvare mia figlia, sono così impotente nel vederla morire davanti ai miei occhi».

Antonio, da tre anni vive in auto. Il cenone? Sul cofano della Fiesta

Antonio ha sessanta anni, alle spalle un’impresa del settore meccanico ora chiusa, nessuna famiglia che lo assista. E una casa lasciata chiusa in provincia. Vive ad Avellino da tre anni nella sua Fiesta amaranto, in giro per la città. Ora è fermo davanti ad una chiesa in collina. Il clima mite lo ha risparmiato fino ad oggi.

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Ma il suo Natale è stato con il cenone sul cofano dell’auto. I francescani e le Vincenziane, insieme ai residenti del quartiere lo aiutano, ha un bagno e lui si fa la barba e lava i panni che stende sulle siepi. Ma non basta: vorrebbe un garage: “Posso pagare 100 euro al mese”.
“La giustizia non mi ha aiutato”, dice. Non vuole la carità insomma, ma chiede che gli vengano risolti i problemi in sospeso che in passato lo hanno oppresso fino a ridurlo a “uomo che con dignità protesta contro l’ingiustizia”.

Schianto aereo, amputata la gamba destra del portiere Follman

Il dramma del portiere brasiliano Jackson Follman, uno dei sei sopravvissuti del disastro aereo di lunedì che ha distrutto la squadra di calcio del Chapecoense ed ha lasciato 71 morti, a cui è stata amputata una gamba, come rivelato da fonti ufficiali. L’Hospital San Vicente Fundación del municipio di Rionegro, vicino al luogo dove l’aereo della compagnia boliviana, Lamia, è caduto quando mancavano pochi minuti all’atterraggio, ha confermato che per la gravità delle lesioni il portiere ha perso la gamba destra.

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Ma rischia l’amputazione anche della sinistra. Lo ha rivelato Guillermo Leon Molina, primario dell’ospedale ‘San Vincentè. «Le condizioni di Jackson sono stabili. È ricoverato in terapia intensiva. Esiste tuttavia il rischio che debba essere amputata anche la gamba sinistra», ha detto il medico colombiano.
«Con l’espressa autorizzazione della famiglia del paziente Jackson Follman, l’ospedale informa che il giocatore ha subito un intervento chirurgico, una procedura con cui gli è stata amputata la gamba destra», ha spiegato il centro medico in comunicato. Inoltre, nel testo firmato dal direttore medico, Ferney Rodriguez, viene spiegato che il 24enne «è in fase di stabilizzazione in terapia intensiva» e «tutto gli sforzi sono concentrati su un suo rapido recupero».
«La famiglia ci ha chiesto di divulgare queste informazioni in modo che gli siano inviate le migliori energie e preghiere per la sua guarigione», ha detto. La tragedia è avvenuta nella notte di lunedì quando l’aereo, un volo charter partito da Santa Cruz de la Sierra in Bolivia è precipitato in una zona conosciuta come «Cerro Gordo», nel comune di La Union, nel dipartimento di Antioquia. Le autorità di soccorso hanno confermato che i corpi di 71 persone sono stati recuperati, mentre tre giocatori, due membri dell’equipaggio e uno dei 22 giornalisti che erano a bordo sono ricoverati nei centri medici nelle vicinanze.

Don Antonio Polese, il boss delle cerimonie in rianimazione. “Il fisico sta reagendo bene”

Don Antonio Polese, in arte il boss delle Cerimonie, è stato ricoverato in seguito ad un grave scompenso cardiaco presso l’Ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia lo scorso sabato. Il proprietario de “La Sonrisa”, scenario di vistosi matrimoni e location per il programma di

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Real Time, dopo il ricovero in codice rosso avrebbe subito un peggioramento delle condizioni di salute tale da farlo trasferire nel reparto di rianimazione, come riporta Lo Strillone.
Nonostante il cambio di reparto, la situazione di don Antonio sembra migliorare, come riferiscono persone vicine alla famiglia. In particolare, le sue condizioni sono stazionarie e il suo fisico sta reagendo bene alla terapia.
Non si può che rivolgergli un augurio “Per cento anni e sempre con buona salute”.

Grave lutto per Andrea Pirlo, il nipotino di 3 anni è affogato nella piscina di casa

Grave lutto per Andrea Pirlo. Il piccolo Pietro Pirlo, nipotino del calciatore, è morto a soli 3 anni annegando nella piscina della casa di famiglia in provincia di Brescia.  I genitori del bambino lo hanno portato immediatamente in ospedale, ma a nulla sono serviti i soccorsi: il bambino è morto circa un’ora dopo il ricovero.

pirlo-2I fatti risalgono a mercoledì scorso e ora sono in corso le indagini per capire la dinamica ed eventuali responsabilità sul caso. Secondo le prime ricostruzioni il piccolo sarebbe sgattaiolato in piscina, fuggendo al controllo dei genitori e sarebbe poi caduto in piscina dove è stato trovato senza sensi.   Si attendono i risultati dell’autopsia per capire se il bimbo sia morto dopo la caduta in piscina o prima. I genitori di Pietro hanno autorizzato la donazione degli organi e tutta la cittadina di Borgo Poncarale si è strettaattorno al dolore della famiglia Pirlo.